Descrizione dell’opera:
L’opera vuole essere una celebrazione della forza e della resilienza delle donne.
Il murale si divide idealmente in due parti: nella sezione inferiore troviamo il massacrante tema del lavoro. Le mondine in basso sono senza volto, chine nel gesto ripetitivo e faticoso di mondare il riso. La sua camicia si prolunga in un’immensa risaia, il suo corpo si fa campo, campo di spossatezza e fatica, condiviso dalle mondine stilizzate sullo sfondo che somigliano a fiori appassiti e piegati dallo sforzo fisico.
Nella sezione superiore, dominata da una grande figura di mondina, ora con un volto sorridente, c’è il riscatto grazie alla solidarietà, alla forza d’animo e non ultimo al canto. La mondina alza la testa e si eleva al di sopra del lavoro mentre brandisce non più le piante di riso ma un mazzo di papaveri a simboleggiare una ritrovata libertà.
Il sole non è più il nemico che brucia la schiena, ma è un sole che splende di gioia e illumina un viso forte e speranzoso.
L’artista nella realizzazione dell’opera ha quindi idealmente suddiviso l’opera in due momenti. Inizialmente ha posto l’attenzione sulla parte inferiore dell’opera e cioè quella della fatica e dei diritti negati.
Le mondine a inizio secolo lavoravano anche 10-12 ore al giorno in condizioni disumane.
Successivamente l’artista ha voluto sottolineare la lotta, la caparbietà, e la resilienza delle mondine ponendo l’accento sulla frase scritta a fianco della tesa del cappello della grande mondina sorridente. Tale frase è infatti una strofa di uno dei canti popolari delle mondine.
Mondine che nel 1906 grazie alle loro battaglie e ai loro scioperi, hanno ottenuto le 8 ore lavorative, le prime in Italia. Grazie a ciò Vercelli, oltre che ad essere la “Capitale europea del riso” è soprannominata anche “la città delle otto ore”.